Il silenzio che non basta più e lascia il posto alla rabbia. Per Giulia, per le tante, troppe donne vittime di femminicidio.

Il 25 novembre saremo in piazza per dire che non bastano parole, né servono punizioni esemplari, pene più severe o inutili minuti di silenzio.
Non è il momento del silenzio. È il momento che la società tutta e le istituzioni si assumano la responsabilità della cultura del rispetto, nel linguaggio e nei comportamenti.
Il femminicidio è l’esito più tragico ed evidente di una società malata. Come fare per cambiare rotta?
-investire nei contri antiviolenza
-garantire l’accesso gratuito al supporto psicologico per tutti
-prevenire situazioni a rischio in anticipo
-introdurre programmi di educazione all’affettività nelle scuole di ogni ordine e grado.

Queste azioni sono fondamentali per disinnescare potenziali tragedie, offrire sostegno emotivo e plasmare una cultura dell’uguaglianza fin dalla giovane età. Solo così potremo interrompere questa spirale della violenza e costruire un Paese più sicuro e più consapevole.