Unione Popolare: no alla deportazione in Albania di migranti e richiedenti asilo

Il Protocollo d’Intesa siglato fra governo italiano e albanese, l’ennesimo memorandum che in quanto tale non sarà sottoposto neanche al vaglio del parlamento, è un insulto al diritto internazionale. Fra le persone soccorse in mare, i maggiorenni, le donne non in stato di gravidanza, le persone non considerate abbastanza vulnerabili, dovrebbero, secondo l’accordo stipulato a Roma, essere rinchiusi in due centri in Albania, per una capienza complessiva di 3000 persone al mese, garantendo l’allontanamento di 36.000 esseri umani l’anno dai sacri confini. Una scelta disumana secondo cui ai deportati, che saranno privati della libertà personale e sottoposti in un paese non UE alla gestione italiana e alla vigilanza di militari albanesi, potrà accadere di tutto. In pratica e andando anche contro tutte le Convenzioni internazionali, i due centri in Albania, veri e propri Centri permanenti per i rimpatri, permetteranno di esternalizzare le pratiche di richiesta d’asilo e il rimpatrio delle persone non ammesse ad alcuna protezione, una esternalizzazione delle frontiere in cui chi arriva sarà considerato un pacco da rinchiudere lontano dall’Italia e poi da rispedire al mittente. Del resto la politica italiana rispetto al vicino paese ancora non ammesso nell’UE è quella inaugurata nel 1997 dal governo Prodi con i blocchi navali per impedire gli arrivi. Con la differenza che nel XXI secolo il Paese è ritenuto un porto sicuro in cui lasciare quelli che il ministro dell’Interno definisce carichi residui. In attesa di segnali da Bruxelles o dal Quirinale che sconfessino tale pratica, tanto simile a quanto la Gran Bretagna sta realizzando in Rwanda, Unione Popolare manifesta la propria radicale opposizione a simili abomini da condannare come crimini contro l’umanità mascherati da interventi di dissuasione alle partenze.

Si tratta di una misera manovra elettorale in vista delle elezioni europee, i centri albanesi dovrebbero aprire ad aprile, contro cui va aperta un’ampia mobilitazione. Ma non dimentichiamo le parole flebili e reticenti di chi condanna i centri in Albania ma ha votato il memorandum con la Libia nel 2017, gli accordi con la Turchia nel 2016, e non ha mai impedito la realizzazione degli infami centri per il rimpatrio in Italia. Unione Popolare è dall’altra parte della barricata, con chi viola le frontiere e forza la fortezza Europa, esposizione plastica delle politiche di guerra e coloniali del continente.


Coordinamento Unione Popolare